Essere genitori: dialoghi di un incontro telematico

Mercoledì 17 Giugno

I contenuti che seguono fanno parte di un incontro telematico tenuto dalla Dott.ssa Marta Monciotti per le famiglie dell’asilo nido comunale “La Coccinella” di Valmadrera.

Le famiglie hanno precedentemente condiviso con la Dott.ssa domande, dubbi e/o situazioni che la psicoterapeuta ha poi ripreso durante l’incontro.

La Dott.ssa Monciotti introduce la serata:

“Questa serata è nata dall’idea di creare una situazione di confronto in un momento storico e sociale in cui incontrarsi e stare insieme è diventato complesso, le riunioni e gli incontri dal vivo non sono possibili ma possiamo comunque mettere in circolazione le idee. Parleremo dei “temi classici” dell’essere genitori e proveremo a trovare il giusto approccio alle domande che ci assillano. Io porterò qualche spunto e uno sguardo sull’infanzia, soprattutto sulla prima infanzia, e sull’essere genitori; ma quello che è fondamentale è il vostro contributo, le vostre domande, i vostri racconti in modo tale che le nostre riflessioni siano concrete e non solo teoriche.

Mentre leggevo le domande che mi avete scritto, riflettevo sul fatto che da un lato ritrovavo i temi tipici delle mamme e dei papà che hanno dei bimbi e delle bimbe piccoli: i no, le crisi, la fatica a gestire determinati momenti, la paura di sbagliare..… d’altro canto però di fondo, nelle vostre domande, c’era sempre il riferimento a questa nuova situazione in cui ci siamo trovati e ancora ci stiamo trovando. Oggi partiamo da un dato certo: tutte le abitudini, i nostri soliti riferimenti, i nostri punti fermi sono saltati. La sensazione di incertezza pervade tutti.

Questo è un dato su cui noi abbiamo poco potere, quello invece su cui possiamo intervenire è il nostro atteggiamento. Noi genitori abbiamo la responsabilità di trovare il modo migliore di stare in una situazione complessa. Responsabilità significa letteralmente: “dare risposta”. Per dare risposte bisogna essere molto semplici: stare nelle cose come sono, e non come vorremmo che fossero e provare a trovare delle risposte buone, nonostante tutto.

“Si può stare bene anche all’inferno”: è vero, bisogna solo trovare una posizione comoda!!

In questo periodo non dobbiamo cadere nell’errore di guardare quello che c’era prima. Non dobbiamo fare il confronto tra la situazione che stiamo vivendo oggi con i nostri bambini e quello che c’era prima. Se noi continuiamo a fare questo confronto entriamo nel rimpianto, nel lamento e non risolviamo nulla, anzi, carichiamo sulla situazione altri pesi. Oggi dobbiamo fare lo sforzo di stare con quello che c’è, con un atteggiamento costruttivo e molto concreto. Dobbiamo tentare di trovare delle soluzioni e delle strategie, magari non perfette, ma che oggi sono le uniche possibili: occorre essere disposti a cambiare, a lasciar andare quello che c’era e far fronte al nuovo. Inventarsi, in maniera creativa, dei modi per stare in questa situazione nel modo migliore possibile.

Stare bene significa stare il meglio possibile in ciascuna delle nostre giornate, nell’unico tempo che abbiamo, che è il presente. Se andate troppo in là arrivano ansia, insicurezza e pre-occupazioni. Molte delle cose che avete scritto nelle vostre domande riguardano proprio il futuro: non bisogna andare così avanti perché di quello che succederà nei prossimi mesi, non ne sappiamo nulla di certo. Bisogna muoversi un passo alla volta. Cercando di essere flessibili come lo sono i nostri figli.

Sui bambini e le bambine non possiamo avere aspettative! Quello che saranno i nostri bimbi a settembre è del tutto misterioso. Loro, essendo così piccoli, hanno una velocità di cambiamento molto più ampia della nostra. Quello che vediamo oggi di loro, domani si sarà già trasformato e dunque dobbiamo fare l’esercizio di stare qui, occupandoci bene di quello che c’è, che è già tanto! Quando parte l’ansia e la preoccupazione per quello che sarà dovete fare lo sforzo di tornare indietro.

A tal proposito, una domanda che mi avete scritto era: “come possiamo preparaci al nuovo e come possiamo preparare il nostro bimbo a quello che accadrà a settembre? Al momento dei rientri?”

La risposta è non preparatevi! né voi , né i vostri bambini. I bimbi saranno diversi, la situazione non sapete come sarà, voi stessi non sapete come sarete, per cui dobbiamo attendere e giocarcela in diretta.Il rischio di immaginare possibili fatiche è quello di contribuire a crearle, creando dei problemi che magari non ci saranno o generando un’atmosfera di preoccupazione e di tensione che porterà i problemi a venir fuori ( come la famosa profezia che si auto-avvera!).

Domanda: “Difficile programmare alla giornata. Io so che domani dovrò lavorare 8 ore a casa, il mio compagno lavora fuori casa e abbiamo due bambini. Ci sono delle variabili che non cambiano tipo il lavoro. Come faccio a conciliare le due cose?”

La situazione che tu stai vivendo è un dato che riguarda la tua realtà di oggi e quindi è oggi che puoi trovare la soluzione. In questa fase tutti andiamo per “tentativi”: tentiamo di trovare delle altre soluzioni. Bisogna sperimentare quello che si può fare in termini economici, in termini di spazi fisici e in termini di ri organizzazione del tempo. E’ sicuramente molto faticoso, perchè sperimentare e tentare significa re-inventarsi, cambiare, sbagliare e riprovare. Ma sicuramente, è anche necessario.

Mai come adesso dobbiamo tenere in attenzione come stiamo noi adulti. Se vogliamo riuscire ad andare avanti, in un contesto così particolare, dobbiamo sapere come stiamo a livello fisico e mentale. Stare bene in questo periodo è fondamentale. Dobbiamo riuscire a prenderci cura di noi stessi per non arrivare al limite, per non restare con le batterie troppo scariche. Tenete conto che i bimbi respirano l’atmosfera che li circonda: se noi siamo stressati, sovraccarichi, sempre tesi e nervosi, i bambini lo respirano e quindi si innesca una reazione a catena, perché le emozioni circolano. Quindi, prima di pensare a cosa posso fare per far star bene mio figlio, devo pensare a stare bene io.

Inoltre nella complessità che stiamo vivendo bisogna arrendersi al fatto di non riuscire a fare tutto come vorremmo. Bisogna fare i conti con il limite: “in questo momento riesco ad arrivare fino a lì”. Inutile pensare che prima riuscivamo a fare diversamente, che i ritmi, i tempi e gli spazi ci permettevano di fare molto di più, o di farlo meglio. Ora è diverso. La realtà è diversa. Ci dobbiamo togliere dalla testa l’idea che le cose dovrebbero andare in un altro modo, che noi dovremmo essere in un altro modo. Dobbiamo utilizzare al meglio quello che c’è. Dobbiamo trovare il modo di fare meno fatica: rallentare, essere creativi, allargare la rete di supporto, confrontarsi… in poche parole, trasformarci insieme a questa trasformazione generale!

Entriamo nel vivo delle domande che avete fatto rispetto ai bimbi.

Una domanda riguardava il come prepararsi al rientro a settembre. Questa è una preoccupazione di noi adulti. Stiamo guardando la cosa con il nostro sguardo da adulti, mentre i bambini vivono le cose da un altro punto di vista. I bambini seguono dei codici che sono distanti dai nostri, hanno una modalità di pensiero differente, tendono a stare sul qui e ora, hanno un ‘ottima capacità di adattamento e sono flessibili. I bambini piccoli riescono a trovare una modalità di adattamento molto più facilmente di un adulto, hanno risorse e atteggiamenti completamente diversi dai nostri e dobbiamo ricordarcelo per evitare di proiettare su di loro problemi che in realtà appartengono solo a noi.

Il nostro primo compito è evitare di creare traumi dove non ci sono. Se noi pensiamo che il trauma c’è, che i bambini faranno fatica, che questa situazione li ha segnati per sempre, finiremo per costruire intorno a loro un’atmosfera di preoccupazione e ansia. Inoltre leggere i comportamenti dei bimbi e delle bimbe con dei nessi causa effetto ( fa così perché…) è del tutto arbitrario, oltre che inutile. L’essere umano è così complesso che non può essere ridotto ad un nesso di causa-effetto, lineare, le variabili in gioco sono troppe! Quello che serve non è spiegare le cose, i comportamenti dei bambini, ma osservare e provare a esserci per loro e con loro. Se abbandoniamo questo meccanismo di causa/effetto, possiamo dedicarci a guardare quello che i bambini ci mostrano per quello che realmente è.

Alcuni di voi nelle domande hanno parlato di “regressioni” (parola che io non amo perché ha una connotazione negativa). Bambini che prima dormivano da soli e adesso non più, bimbi che avevano il controllo sfinterico e adesso stanno facendo fatica, bimbi che avevano raggiunto delle autonomie che adesso sembrano non esserci più…

Regressione: dà l’impressione di uno stop, come se ci fosse un “prima” in cui i bambini e le bambine erano stati bravi ed erano andati avanti; mentre adesso sono tornati indietro, regrediti e questo non va bene. Così perdiamo di vista un punto centrale: lo sviluppo umano non è lineare, è fatto di giri, anche ingarbugliati. E’ fatto di un tornare indietro per poi andare avanti. Quindi se ci sono stati dei cambiamenti nei bambini, ampliate lo sguardo e cercate di guardare cos’è cambiato, senza giudicarlo necessariamente un tornare indietro. Domandatevi se c’è qualcosa che potete fare per rispondere ai segnali che vi stanno mostrando. Cosa possiamo mettere in campo? Di cos’ha bisogno?

Domanda: noi abbiamo riscontrato dei cambiamenti nel nostro bimbo riguardo il momento della nanna
(prima dormiva da solo adesso no) e il controllo sfinterico (prima raggiunto e poi è “tornato indietro”). Noi non l’abbiamo guardato come un problema ma ci siamo chiesti cosa potevamo fare per aiutarlo…

Momento della nanna: partite da come state voi e semplificate. Fatevi la domanda “io cosa voglio fare? Io che energie ho? Che motivazione ho per fare o non fare determinate scelte? Non c’è un giusto e uno sbagliato, c’è quello che funziona per voi. Fate i conti con le energie che avete per fare in modo che questa cosa cambi. In questo momento non ho la forza per riportarlo nel suo letto 10 volte per notte? Va bene, per ora è così, accetto che arrivi nel letto, è una fase. Arriverà il momento in cui avrò le energie e la motivazione giusta per accompagnarlo ad addormentarsi da solo/a e a restare nel suo letto. Se non siete convinti, però, i bambini lo sentono per cui insistono. Semplificate: sul sonno l’obbiettivo è semplice, è riuscire a dormire e quindi bisogni trovare il modo, il sistema.

Un’altra cosa da tenere in considerazione è che quando i bambini mostrano un cambiamento che ci salta all’occhio (tornano indietro su qualcosa), tutta la nostra attenzione si focalizza lì, ma , in questi casi, domandatevi sempre che cos’altro sta vivendo e sta facendo il vostro bimbo. In questa fase evolutiva si muovono contemporaneamente tante cose, acquisiscono competenze e abilità: è possibile che a volte i bambini siano concentrati su un determinato aspetto, le energie vengono incanalate in una determinata cosa in cui stanno crescendo e non ci siano energie per il resto. Quindi è possibile, anzi probabile, che ci siano delle battute d’arresto in alcune aree. C’è da preoccuparsi quando un problema resta fisso per un tempo lungo e il problema si presenta fisso e uguale in tutte le situazioni e con tutte le persone. Nella maggior parte dei casi sono fasi, che si evolvono anche senza il nostro intervento.

Nelle vostre domande c’era poi il tema delle paure.

I bambini che mostrano di sviluppare una paura sono bambini sani. Il problema con la paura è di noi adulti. La paura è una delle emozioni fondamentali e basilari.
Quando un bambino mostra di avere una paura non cercate di mandarla via e non tentate di spiegare. Le paure sono spesso irrazionali, non hanno un fondamento logico. Quello che conta però non è il dato reale ma è la sensazione che si prova. Tentare di smontare la paura in modo razionale non serve e rischiamo solo di insegnare ai bambini a non fare caso alle proprie sensazioni. Bisogna trovare il modo di attraversare le paure: trovare il modo di stare nella paura senza esserne sopraffatti. Questa è l’unica cosa di cui hanno bisogno i bambini quando sono spaventati da qualcosa. L’unica risposta che ci chiedono non è una risposta razionale, ma una risposta più vicina al loro mondo, a quell’aspetto magico in cui loro sono calati (una canzone, un peluche…), serve dare loro degli strumenti (magici) per sostenerli quando hanno paura.

Domanda: il mio bimbo ha cominciato ad avere paura dei rumori. Da quando abbiamo cominciato ad uscire ha paura dei rumori di macchine e moto. Nel concreto cosa posso fare per aiutarlo?

Prima di tutto osservo: osservo cosa fa e cosa non fa…
Il primo riferimento siamo noi adulti, ti tengo in braccio, respiro con calma per trasmetterti che va tutto bene, che la paura può passare. Provo a tranquillizzarti con il mio corpo e con la mia voce.
Dopo che ho provato a tranquillizzarti, chiudo e lascio andare: non soffermatevi troppo sulla paura, non continuate a parlarne e a ragionarci, se no si crea un focus solo su quello, lasciate scivolare un pochino, ovviamente sempre soppesando quanto è forte il disagio che il bimbo o la bimba ci sta mostrando.
C’è un modo di seguire la paura dandogli però un confine.
Inizialmente guardiamo la cosa come una fase e vediamo se si trasforma.

Nelle vostre domande ce n’era una che riguardava la paura di uscire senza mascherine.

In questa fase ci sono tanti bimbi che si sentono più tranquilli ad uscire con la mascherina. Non date troppo peso a questa cosa: non costruiteci sopra una preoccupazione esagerata. Non sappiamo perché hanno bisogno di tenere la mascherina e visto che questo non comporta nulla di grave lasciamogliela se a lui serve per essere rassicurato. Poi certe cose le perdono da soli ma in una determinata fase sono fondamentali.

Domanda: ho una bimba di tre mesi e una di 2 anni…come gestire il senso di colpa di dover “dimezzare” le attenzioni e di voler stare dietro a tutto ma non riuscirci?

Il senso di colpa va di pari passo con il senso di onnipotenza. L’aggancio è lì. E’ come se tu avessi l’idea che non solo devi ma puoi risolvere tutto, puoi occuparti di tutto e di tutti e puoi farlo perfettamente. Va un po’ smontato questo meccanismo. Cominciare a fare i conti con il limite: va bene che non riesco ad arrivare dappertutto, va bene che le mie attenzioni sono divise, va bene che non riesco a tenere tutto sotto controllo. Dobbiamo allenarci a perdere il controllo e a dirci che va bene così!!

Domanda: tema della rabbia. Il mio bimbo ha 16 mesi e si arrabbia quando non riesce a fare una cosa, quando non ha subito la mia attenzione….e alcune volte si dà anche delle manate in faccia. Io cosa posso fare?

La rabbia è un’altra emozione base. Tutte le emozioni hanno una funzione. L’unica cosa che il bambino ha bisogno di sperimentare sono le modalità migliori di esprimere le emozioni. Ci sono delle modalità che vengono fuori istintivamente ed è spesso il corpo che si muove per fare uscire l’emozione. Succede anche a noi adulti. Il corpo serve per portar fuori l’emozione perché questa ha bisogno di uscire, vive nel corpo e si fa sentire in esso. Noi come adulti possiamo fargli scoprire un modo per far uscire l’emozione senza farsi male, senza fare male agli altri e senza distruggere quello che c’è intono. Possiamo fargli vedere che può fare quel movimento ( batto sulla mia testa ) verso qualcosa che non è pericoloso ( per esempio su un cuscino ecc…). Il fatto che ci siano delle manifestazioni di rabbia e frustrazione va bene: percepisce dei limiti e questo fa scaturire frustrazione. Frustrazione che loro devono vivere, hanno bisogno della frustrazione anche rispetto a quello che non riescono ad ottenere dall’esterno. Può capitare che i bimbi e le bimbe facciano delle sfuriate perché la mamma non li guarda: la cosa “giusta” è che può capitare che la mamma non li guardi. Devono abituarsi a non essere sempre al centro dell’attenzione. Dovete farglielo capire più con i fatti che con le parole.
Non dobbiamo cadere nell’errore di spiegare troppo ai bambini così piccoli il perché delle nostre scelte.
Regole e no: i bambini non devono capire perché gli stiamo dicendo di no, i bambini non sono in grado di comprendere le cose che gli stiamo spiegando. L’unica cosa che dobbiamo fare è assumerci la responsabilità di essere quelli che mettono regole e limiti. E questo ai genitori di oggi non piace, vogliono essere quelli amati e adorati. Ai bambini invece serve vedere che la mamma e il papà sono anche altro perché gli fa sentire il limite, la frustrazione ma anche la protezione.
I no ci devono essere, devono essere chiari e non devono essere troppi: devono essere quelli di senso.

Domanda: durante la quarantena la mia bimba più grande ha avuto delle manifestazioni di dermatite e mi sono accorta che i suoi sfoghi erano associati ai miei stati d’animo:quando sono molto agitata e magari la “sgrido” di più comincia a grattarsi. Mi chiedevo se fosse il caso di rivolgermi a qualcuno per farla aiutare a “sfogare” i suoi stati d’animo in un altro modo.

So che quando si vedono dei sintomi fisici ci allarmiamo ma il sintomo sta svolgendo una funzione. E‘ il modo che il nostro copro sta trovando per esprimere qualcosa. Non tenere troppo stretto il nesso causa effetto con i tuoi stati d’animo e i suoi sfoghi se no rischi di diventare il depositario del benessere o malessere di tua figlia ed è un carico troppo pesante. Io prima di intervenire sulla bambina lavorerei sugli adulti: molto spesso quando cambiano tutta una serie di cose attorno ai bambini alcune cose che stavano manifestando scompaiono da sole o si trasformano.

#distanti ma uniti

Comments are closed.