Il gioco dei bambini e delle bambine: seconda parte

seconda parte

Saltare, Cadere, Sperimentare l’equilibrio e il disequilibrio, sono tutte attività che giocate con piacere, aiutano il bambino, la bambina ad ascoltare le emozioni che si muovono internamente, classificarle come buone o cattive. Sono movimenti che li aiutano anche ad affermarsi sul mondo, attraverso l’azione che investe lo spazio da loro abitato. Proviamo a vederle nello specifico:

LA CORSA

La corsa, come il salto, fa parte dei giochi definiti senso- motori, cioè quelle attività che permettono al bambino, alla bambina di vivere il corpo alla massima intensità possibile, sia fisica che emotiva, così da sentirsi padroni del proprio movimento. Il centro d’interesse è dentro il  movimento stesso, è il piacere di sentire il proprio corpo potente.
Il piacere e l’intensa emozione è collocata esattamente in questo: nell’esprimere, usare e buttare fuori tutte le varie potenzialità del corpo, senza uno scopo preciso, senza un obiettivo misurabile o un controllo. E’ un’esperienza gratuita, all’esclusiva ricerca del piacere.
Il risultato più immediato di questi giochi è l’aumentata sicurezza nelle proprie capacità motorie e l’allenamento emozionale che offrono.
Niente come la corsa fine a se stessa offre l’immediatezza del piacere e l’immagine di gioia, di felicità di stare bene, in rapporto con sé stessi e con il mondo. E’ una vera e propria conquista dello spazio, nell’ebbrezza di sentirsi “ bene” nella propria pelle. La Mahler la definisce “un’avventura amorosa col mondo”.
Per rendere l’esperienza più piacevole, si può definire un “campo base” che rappresenti il punto di partenza e di arrivo e offra una base sicura, ed anche un limite che funga da contenitore emotivo dell’esperienza.

GIOCHIAMO CON GLI SCATOLONI

Gli scatoloni di ogni grandezza e sagoma, offrono nella loro semplicità un importante supporto al gioco. Sono spazi, “buchi”,  che possono essere abitati dalla bambina, dal bambino. Nell’entrare, dovrà ripiegarsi, comprimersi, rannicchiarsi, sentendo con forza il proprio corpo, i limiti e le opportunità.
Aperto verso l’alto il cartone diventa culla, vettura… luogo chiuso dove sperimentare l’entrare e l’uscire, se ha la possibilità di chiusura, messo su un lato, diventa una casa, una tana… da cui comunicare senza essere visto, dove proteggersi e al quale tornare per sentirsi al sicuro e avvolti come in un abbraccio. Se rovesciato, con l’apertura verso il basso, può diventare guscio da utilizzare come scudo nell’esplorare e nel quale rintanarsi in caso di pericolo.
Da qui, possono nascere storie o semplici momenti di ascolto e interazione tra dentro e fuori, entrare e uscire, farsi vedere e non vedere più.
Concludo ricordandovi l’importanza di curare lo sguardo con cui ci accostiamo al gioco. Quando nostro figlio, nostra figlia ci chiama chiedendoci di guardarlo, la richiesta che ha di fondo è il voler sapere, attraverso il nostro sguardo, se ciò che sta provando, durante la corsa, il salto o il gioco che sta sperimentando, è buono. Ci chiede se ciò che sente agitarsi all’interno di così piacevole è buono, se lui, lei è portatore, portatrice di cose buone. Ci chiede, in definitiva se lei, lui è buono, buona, bello, bella, bravo, brava e capace.
Vi auguro buoni giochi
Un abbraccio
Marta Montorfano

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